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BELLARIA

L'unica donna barbiere: è Giulia 18 anni una "figlia d'arte"

Si è appassionata al mestiere del padre sin da bambina, ed ora ha deciso di portare avanti l'attività di famiglia, continuando a radere barbe e ad acconciare chiome rigorosamente maschili

Bellaria, 12 marzo 2009 - E’ l’unica donna barbiere - cioè che fa tagli solo per uomo - di Bellaria Igea Marina. Giulia Domeniconi, classe 1990, è figlia d’arte. La 'barbiera' di soli 18 anni ricalca le orme di genitori e nonni materni (il Salone Sauna, alla Barriera di Cesena, 50 anni di attività compiuti nel 2008) nella bottega della zona Valletta di babbo Loris 'Stoffa' Domeniconi, e della madre Cristina Foschi. 'Stoffa' è un personaggio notissimo: da un ventennio presidente dell’Apr, Associazione pataca romagnoli, con le sue celebri quanto stralunate assemblee annuali che incoronano il nuovo sire (ma il presidente è 'ad vitam').

 'Io bazzico nel negozio dei miei da quando ero una bimbetta di tre anni — racconta Giulia mentre esegue con precisione un taglio —, e mi è sempre piaciuto stare qua. Sia per il tipo di lavoro, che mi ha sempre appassionato. Sia per il clima che c’è: un andirivieni continuo di personaggi, anche molto divertente".

 In effetti ormai la bottega del barbiere (quelle superstiti) è rimasta uno dei pochi luoghi di incontro sociale per tante realtà cittadine, insieme alle banche e tutto sommato ai bar. Giulia sta perfezionando l’apprendimento professionale all’Accademia centro Anam di Forlì. "Oggi bisogna aggiornarsi di continuo, se no, anche per i tagli da uomo, vai fuori mercato. I giovani vogliono novità", spiega.

 In città sono scomparsi negli ultimi anni tanti negozi storici di barbiere: "Fino a 10 anni fa — racconta Loris Domeniconi — ce n’erano una quindicina. Oggi quelli rimasti aperti regolarmente, senza contare chi continua a lavorare in nero a casa sua, e non sono pochi, si elencano su una mano. A Igea siamo rimasti in tre. A Bellaria pochi di più Si sono ritirati gli storici Mino, Gilli, Enzo, Giorgio Rinaldini, Tonino, Canini, Tokio, Giancarlo, Sergio, dove ho fatto l’apprendista moltissimi anni fa, e tanti altri".

 Motivo dei ritiri? "Tanti sono andati in pensione. E poi è un lavoro duro e impegnativo — continua ‘Stoffa’ — che ti tiene impegnato ore, anche 10-11, tutti i giorni. Per non parlare dei fine settimana. Difficile che un ragazzo si avvicini. Gli apprendisti sono pagati poco, e spesso non hanno pazienza di fare la gavetta. Ma è un bel mestiere, se ti piace, che permette non certo di arricchirti, ma di campare bene".

 "C’è tanta gente che viene qui — prosegue Giulia — anche solo per fare due chiacchiere. Infatti, chi passa per valutare la ‘fila’ è bene che entri e chieda. Spesso le persone non devono tagliarsi i capelli, ma entrano per salutare gli amici e chiacchierare". E il gossip non manca, da "Eva Express Stoffa 3000".

 

SABAUDIA: ARRIVA LA DONNA "BARBIERE"…IN CASERMA

Si chiama Roberta Pariselli e sara’ lei ad occuparsi, d’ora in avanti, della cura dell’acconciatura dei militari della Casaca di Sabaudia, in provincia di Latina.
  La donna e’ infatti risultata vincitrice della gara d’appalto, aperta per la prima volta alle donne, per la gestione del servizio di barberia all’interno della caserma Santa Barbara, il centro di addestramento e sperimentazione presente nel comune del litorale pontino. ‘Adesso anche le soldatesse avranno la possibilita’ di curare la loro acconciatura, prima riservata ai soli uomini – ha commentato il Comandante del centro, Generale Vito Di Ventura, durante la breve cerimonia d’apertura dell’esercizio -. Sono certo che ancora una volta la presenza femminile contribuira’ a migliorare i rapporti e la qualita’ della vita all’interno della caserma’.                             fonte: AGI


       
 Il barbiere è una boxeur, le donne si ribellano

Boxe e capelli. Quale sia l'unione tra questi mondi così diversi se lo domandano da alcuni giorni i residenti della cittadina statunitense di Mansfield. Qui sta per essere inaugurato l'ultimo parrucchiere per uomini della catena Knockouts: un negozio speciale dove i clienti vengono acconciati da donne vestite da boxeur. Pantaloncini corti, canotta e poltrone sistemate all'interno di un ring. I televisori passano continuamente filmati di boxe e, per chi lo richiede, le ragazze possono fare anche massaggi alle mani. L'idea non è piaciuta troppo alle residenti che sono insorte contro "una squallida mercificazione del corpo femminile" chiedendo la chiusura dell'esercizio

Il barbiere del borgo di Sasso Marconi è una barbiera,

Simona Fabbri. La singolarità è gradita al punto che è stata indicata fra ‘le più amate del paese’. E che la barbiera sia apprezzata lo dimostra il numero dei clienti certamente aumentato dopo che forbici, rasoio e pettine sono passati da mano maschile a quella femminile. “ Ha una mano molto delicata” dice di lei un cliente che si è appena ‘fatto fare’ barba e capelli. “E’ sbrigativa ed è capace di ottimi ‘tagli’ anche se impiega poco tempo. Si può dire che è un’ottima professionista”, conclude il cliente di Simona. A dare un tocco ancor più femminile al servizio si è aggiunta recentemente Selene Cavicchi, una giovanissima ragazza che ha il compito ‘di fattorino del barbiere’. Dà la prima lavata ai capelli dei clienti che precede il taglio, pulisce il pavimento e tiene funzionanti le attrezzature. Ma si vede che l’ambizione del ‘fattorino’ è quello di imparare il mestiere per ricalcare in futuro il percorso professionalizzante che ha vissuto Simona. Selene ha infatti frequentato una scuola professionale per parrucchiere e segue con molta attenzione il modo di rapportarsi con la clientela della sua datrice di lavoro. La teoria l’ha già appresa a scuola, ora vuole imparare a vivere la vita di negozio e di laboratorio che è ciò che conta di più. Simona racconta poi con piacere la sua storia. “ Ho sempre aspirato a impegnarmi in questa professione. Ho frequentato una rinomata scuola di Lione che mi ha dato un’ottima base. Ho poi lavorato con alcuni dei più qualificati professionisti di Bologna come ‘Vittorio’ ‘Brunelleschi’ e ‘Monopoli’ che operavano sia per donna sia per uomo, da cui ho imparato moltissimo. Purtroppo si è evidenziata una mia allergia verso tinture e prodotti di bellezza utilizzati molto dalle donne e questo mi ha spinto sempre più verso il versante maschile. A Sasso Marconi si è presentata l’occasione di subentrare a un barbiere e quindi impegnarmi nella tipologia di lavoro che mi piaceva e che la mia allergia mi permetteva e ho quindi preso l’occasione. So che i miei clienti apprezzano e mi riconoscono una buona competenza e questo rende il mio lavoro ancor più piacevole.

CARABINIERESSE
Lo
«CHIGNON» D’ORDINANZA

Nell’Arma dei Carabinieri, fin dalla fondazione, la lunghezza dei capelli dei militari non era affidata alla moda del momento od alla fantasia dei singoli, ma disciplinata da precise norme. L’attenzione su tale aspetto della cura della persona, era postulata non soltanto da esigenze estetiche, ma anche igieniche e direi politiche. Infatti, talvolta capelli lunghi e non curati erano e forse lo sono ancora, segno di minore accettazione di regole. Tuttavia il particolare interesse verso la capigliatura dei militari dell’Arma, scaturiva essenzialmente da motivi igienici e sanitari. Infatti, nel «Galateo del Carabiniere » del 1879, al Capitolo V, quello che tratta della «Proprietà della Persona», è precisato: «Tenendo i capelli corti e di frequente pettinati, non si formano insetti e si evitano le malattie dei pori di capelli che quelli causano».
La chioma dei Carabinieri, dopo l’ammissione nei ranghi dell’altra metà del cielo, si è posta maggiormente all’attenzione, non certo per fattori igienici (assolutamente superati) ma per motivi pratici, di «look» e psicologici.
È notorio, infatti, che molte donne, valutano i capelli un complemento della femminilità e la loro acconciatura un primario ornamento del viso. Non per niente, durante la lotta partigiana la punizione che talvolta veniva inflitta a quelle che avevano «familiarità» con i nazisti, era di obbligarle ad andare in giro rapate a zero. E sempre sul valore che il gentil sesso attribuisce alla capigliatura, è anche indicativo il fatto che in alcuni noti Santuari, tra gli ex voti vi siano lunghe trecce di capelli offerte da devote che, evidentemente, erano convinte di dare alla Divinità qualcosa che per loro era di speciale valore.
L’atteggiamento muliebre verso la capigliatura, non è stato ignorato nel precisare, per le donne Carabiniere, il modo di sistemare i loro capelli durante l’attività di servizio. Tuttavia non sono state date regole rigide ma solo linee guida lasciando, pertanto, alla fantasia delle interessate il modo di sistemare la propria acconciatura. Ad esempio è precisato che i capelli devono essere puliti, ordinati, ben curati e se tinti, avere un colore neutro. Il taglio non deve colpire per stranezza ed originalità, né essere fuori dal comune. La loro lunghezza sul collo non deve superare il bordo inferiore del colletto della giacca o della camicia, mentre anteriormente non deve oltrepassare le sopracciglia. Il volume dell’acconciatura deve essere sempre contenuto (quindi niente cotonature leonine) e con «il cappellino/ basco» i capelli non devono fuoriuscire dal bordo anteriore.
Numerose Benemerite, nell’applicazione di dette norme, pur nel loro pieno ossequio, manifestando tanto buon gusto, hanno adottato un’elegante e particolare tipo di acconciatura che in gergo viene chiamata: «Chignon» o «Cipollata». È questa una pettinatura, ormai diventata quasi d’ordinanza nell’Arma al femminile, la quale consente (fuori servizio) di «sciogliere» al vento capelli anche di una lunghezza che può superare i limiti massimi stabiliti dal Regolamento.
Lo «Chignon», secondo gli esperti di moda è una sistemazione dei capelli decorosa, ingegnosa, sobria, in un certo senso romantica e decisamente femminile. Il nome «Chignon» deriva dalla frase francese «Chignon du cou», con la quale si indica la nuca. Era già in voga nella Grecia antica e nella civiltà cinese. Tornò di moda all’epoca della Rivoluzione Francese, allorché furono eliminate le pettinature sfarzose ed ebbe un periodo di gran popolarità negli anni ’50, quando divenne un particolare simbolo di eleganza ad opera della giovanissima attrice francese Brigitte Bardot. Lo «Chignon» è anche l’acconciatura tipica delle ballerine di danza classica, perché consente libertà nei movimenti. Come si vede, le «Carabiniere» hanno fatto una scelta semplice, compatibile con il Regolamento e di gran prestigio.
Sempre a proposito di capelli delle donne con gli alamari, va pure evidenziato che, nelle Caserme, il tradizionale e secolare «Barbiere», esperto nella rasatura di barbe e taglio di capelli a clienti maschili, si è dovuto specializzare anche nelle acconciature femminili, prendendo il nome, di: «Parrucchiere Unisex». Una qualifica oggi di moda, ma che fa storcere la bocca a qualche Carabiniere non più giovane.

 

Teheran dà la caccia ai barbieri.
 "Basta acconciature immorali"
di Gian Micalessin

La polizia religiosa lancia una nuova campagna contro il vizio. Troppi giovani con tagli di capelli "satanici" e tatuaggi. Le autorità hanno già sospeso decine di licenze.

La battaglia per la fede comincia dalla poltrona del barbiere. Gli acconciatori e i tagliacapelli iraniani lo sanno bene. Da qualche settimana i «monkerat», le pattuglie specializzate nella lotta al vizio, li tengono nel mirino. Forbici e rasoi sono i nuovi strumenti dell’immoralità, gli arnesi del demonio colpevoli di aver disegnato chiome e zazzere in stile occidentale. Ogni «figaro» lo sa bene, soprattutto se annovera tra la propria clientela schiere di giovani poco disposti a inneggiare al presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Sono i giovani con troppi grilli per la testa. Per loro i barbieri «corrotti» hanno sempre pronto un catalogo scaricato da internet. Lì c’è tutto quello che un «pervertito» in erba può sognare di farsi crescere in testa. Chiome a cresta di gallo, zazzere colorate, sofisticate sculture scolpite a rasoiate e ravvivate a tinte vivaci. Tutto quel che turba la decenza e l’ordine dei viali di Teheran. La nuova parola d’ordine, dunque, è chiudere i saloni dell’immoralità.
«In sue settimane abbiamo già sospeso la licenza a 13 saloni d’acconciature maschili colpevoli di non aver rispettato le direttive», ha annunciato il comandante della polizia Mohammed Alì Najafi. Le direttive, diffuse dal sindacato barbieri, mettono all’indice i tagli all’occidentale, la brillantina, le pomate, lo sfoltimento delle sopracciglia e qualsiasi altro trattamento estetico capace di turbare il ruvido decoro islamico fatto di barbetta e sfumature alte. A spiegare ai cittadini la nuova campagna di moralizzazione ci pensano i reporter della televisione di Stato. Spetta a loro infiltrarsi nei centri di ritrovo giovanile, documentare la devianza, spiegare le connessioni tra le nuove acconciature e i tentativi occidentali di sovvertire la Repubblica Islamica.

In un reportage un zelante giornalista si mescola ai giovani frequentatori di un centro commerciale, racconta di star realizzando un servizio sui tagli alla moda, inquadra un ciondolo appeso al collo di un ragazzo. «Questo – spiega l’ingenuo - è il simbolo degli adoratori di Satana». Un secondo gli mostra una maglietta piena di scritte in inglese. Un altro esibisce un tatuaggio. «L’ho fatto con la lama di un rasoio... è il nome di un cantante americano». Infine il barbiere del centro commerciale spiega candidamente quel che sa. «Alcuni di questi ragazzi mi chiedono di tingergli i capelli. Molti amano la musica heavy metal, alcuni dicono di adorare Satana». Il giornalista tira le sue prime conclusioni. «Alcuni di questi ragazzi sono satanisti, praticano una religione sviluppatasi nel 19º secolo in Inghilterra e appoggiata dagli ebrei e dai capitalisti americani».
Mentre sullo schermo riecheggiano ritmi e immagini di complessi heavy metal, lui tempesta di domande altri ingenui passanti. Uno ha una cresta da cedrone alta venti centimetri, dalla fronte alla nuca. «Il mio taglio si chiama fascista, ma non so spiegarti perché - risponde al curioso giornalista - che ragioni dovrei avere per essermelo fatto, non lo so neanch’io, non so perché l’ho scelto, mi piaceva e basta». Un altro ragazzo mostra un bracciale con uno strano simbolo. Neanche lui sa dire perché lo porti. «L’ho visto sulla tv via satellite, è il simbolo di un artista rap, ma non ho idea di che cosa significhi». L’inviato, invece, lo sa bene e lo spiega agli spettatori. «Rap e heavy metal sono gli stili musicali in cui vengono usate le espressioni più indecenti, fanno di tutto per incoraggiare gli ascoltatori alla violenza, alla paura, alla mancanza di disciplina, all’insofferenza e alla paranoia». La telecamera cattura, intanto, due ragazzotti dai modi effeminati. «Gli uomini si comportino da donne e le donne da uomini», bisbiglia uno. «Guarda com’è carino, guardalo com’è bello», strilla l’altro. Musica per le orecchie del giornalista che - all’inquadratura successiva - già sentenzia. «Un tipo di abbigliamento e acconciatura assai diffuso è quello degli omosessuali, ma molti di questi sfortunati ragazzi manco sanno di essersi agghindati da omosessuali». Quanto basta, insomma, per sprangare i barbieri corrotti e gli altri covi del vizio.